197 prodotti
4.7/5 su 361962 recensioni raccolte online e in negozio.

Scegliere tra scarpe da trekking basse e modelli alti per proteggere al meglio la caviglia su ogni terreno

La prima scelta riguarda l'altezza del collarino. Una calzatura bassa lascia libera la caviglia, pesa meno e favorisce un passo agile su sentieri escursionistici ben battuti, mulattiere e sterrati. Un modello mid o alto avvolge il malleolo, limita le torsioni laterali e protegge da sassi e terriccio quando il fondo diventa sconnesso. Nessuna delle due opzioni è superiore in assoluto: contano il tipo di terreno, il peso dello zaino e la stabilità articolare di chi cammina.

Dal punto di vista biomeccanico, il sostegno alla caviglia non sostituisce la forza dei muscoli peronieri, ma riduce il carico sulle strutture legamentose nelle discese ripide e nei traversi su ghiaione. Per escursioni di giornata con zaino leggero, molti escursionisti preferiscono un taglio basso o mid. Con carichi più importanti e più giorni in quota, la stabilità torsionale di un modello alto diventa un vantaggio concreto contro l'affaticamento del piede e della gamba.

In sintesi, la calzatura bassa è indicata per percorsi facili e ritmo sostenuto, mentre quella alta è la risposta per terreni misti, pietraie e trekking di più giorni. Chi ha subito distorsioni in passato trova nel collarino imbottito una protezione aggiuntiva, pur sapendo che nessuna scarpa elimina del tutto il rischio di infortunio. Allenare la propriocezione con esercizi di equilibrio resta il complemento migliore a qualsiasi tomaia.

La linea trekking by Simond nasce nel contesto della montagna e dell'arrampicata, e questo si riflette nella cura per protezione della punta, rigidità della suola e precisione della calzata. Nella stessa categoria trovi anche ghette alte e basse, utili per impedire a neve, fango e detriti di entrare dal collarino: un accessorio semplice che allunga la vita della scarpa e mantiene asciutto il piede nelle uscite autunnali.

Come lavora la tecnologia HDry nelle scarpe trekking impermeabili sotto la pioggia

Nella costruzione tradizionale, la membrana è inserita come una calza tra tomaia e fodera: l'acqua può penetrare nello strato esterno, appesantire la scarpa e restare intrappolata. La tecnologia HDry adotta un approccio diverso, laminando la membrana direttamente sul lato interno della tomaia. In questo modo il tessuto esterno assorbe meno acqua, la calzatura resta più leggera dopo ore sotto la pioggia e asciuga più rapidamente in rifugio.

Il secondo aspetto è la traspirabilità. Le membrane impermeabili e traspiranti sono progettate per bloccare l'acqua allo stato liquido lasciando passare il vapore acqueo prodotto dal piede. Questo scambio funziona meglio quando c'è differenza di temperatura e umidità tra interno ed esterno: per questo, nelle giornate calde e afose, anche la membrana traspirante più efficiente può lasciare il piede leggermente umido. È un limite fisico da conoscere, non un difetto del prodotto.

Un consiglio che vale sul campo: abbina sempre calze tecniche in lana merino o in fibre sintetiche, mai in cotone, che trattiene il sudore e vanifica il lavoro della membrana. Nei guadi profondi, ricorda che l'impermeabilità si ferma all'altezza del collarino: se l'acqua entra dall'alto, nessuna membrana la farà uscire. In questi casi le ghette diventano un alleato prezioso, così come un'allacciatura ben stretta sul collo del piede.

Per mantenere nel tempo l'efficacia impermeabile, pulisci la tomaia da fango e polvere dopo ogni uscita: i residui abrasivi consumano le cuciture e otturano il tessuto. Lascia asciugare a temperatura ambiente, lontano da stufe e termosifoni che possono deformare la suola e danneggiare gli incollaggi. Periodicamente, un trattamento idrorepellente specifico ripristina la perlatura esterna, cioè la capacità dell'acqua di scivolare via in gocce senza impregnare i materiali.

Quando conviene passare agli scarponi da trekking rispetto a una calzatura più leggera

La risposta dipende dal terreno e dalla quota. Una scarpa flessibile è ideale su sentieri segnati di bassa e media montagna, dove la leggerezza riduce la fatica a ogni passo. Quando il percorso prevede pietraie, nevai residui, creste esposte o tratti attrezzati, serve una suola più rigida, capace di mantenere il piede stabile anche su appoggi piccoli. È qui che lo scarpone mostra il suo valore, con una rigidità torsionale superiore e una protezione più estesa.

Mettiamo a confronto le due opzioni. La calzatura leggera offre flessibilità, peso contenuto e un rodaggio quasi immediato, ma protegge meno da urti e torsioni. Lo scarpone, spesso con tomaia in cuoio o in materiali tecnici rinforzati, garantisce durata, sostegno e isolamento, a fronte di un peso maggiore e di un periodo di adattamento più lungo. Sulle lunghe discese con zaino pesante, la sua struttura riduce l'affaticamento della muscolatura plantare.

Esiste anche una terza strada per chi alterna camminata e roccia: le scarpe da avvicinamento, pensate per raggiungere la base della parete e affrontare passaggi facili di arrampicata. Hanno una protezione in gomma più estesa sulla punta e una zona di appoggio piatta sotto l'avampiede, spesso chiamata climbing zone, che migliora la precisione sulle placche. Sono meno adatte, però, a trekking di più giorni con carichi importanti.

Se stai valutando più famiglie di prodotto, la sezione dedicata a scarpe e calzature trekking ti aiuta a confrontare altezze, pesi e destinazioni d'uso. Per orientarti, poniti tre domande: quanto dislivello affronterai, quanti giorni resterai fuori e su quale tipo di fondo camminerai. Escursioni giornaliere su sterrato richiedono leggerezza; traversate in quota e vie ferrate chiedono protezione e una suola più strutturata.

Perché suola Vibram e tomaia in Matryx rendono più resistenti le scarpe trekking uomo

La suola è il punto di contatto con il terreno, e la sua mescola determina aderenza e durata. Vibram è un'azienda italiana fondata da Vitale Bramani, che negli anni Trenta sviluppò la celebre suola a tasselli in gomma, nota come Carrarmato, dopo un incidente in montagna. Da allora è diventata un riferimento per alpinismo ed escursionismo, grazie a mescole studiate per bilanciare grip, resistenza all'abrasione e comportamento su roccia bagnata.

Sulla tomaia lavora invece Matryx, un tessuto tecnico costituito da fibre ad alta tenacità intrecciate e rivestite da una resina protettiva. Il risultato è un materiale leggero ma molto resistente all'abrasione, ideale nei punti più esposti a sfregamenti contro rocce e radici. Rispetto alla rete tradizionale, che tende a lacerarsi con l'uso intensivo su terreni rocciosi, questa struttura mantiene la forma nel tempo e lascia comunque respirare il piede.

Simond porta in questi prodotti la propria esperienza nell'attrezzatura per alpinismo e arrampicata, maturata in oltre un secolo e mezzo di storia a Chamonix, ai piedi del Monte Bianco. Le scarpe trekking Simond integrano questo know how con componenti di partner tecnici riconosciuti, come la suola Vibram e la tecnologia HDry, e con l'impiego del cuoio nei modelli pensati per durare stagione dopo stagione.

Nei modelli maschili, la forma interna, chiamata anche last, segue generalmente un volume del piede più ampio rispetto alle versioni femminili, che presentano tallone più stretto e collo del piede più basso. Il cuoio offre robustezza e sostegno e con il tempo si adatta all'anatomia di chi lo indossa; richiede però ingrassaggio periodico e un rodaggio più lungo rispetto ai tessuti tecnici. È il compromesso ideale per chi cerca durabilità su terreni impegnativi.

Come provare in negozio le Decathlon scarpe trekking ed evitare errori su misura e rodaggio

Prova sempre le calzature nel pomeriggio, quando il piede è leggermente più gonfio, e indossa le calze che userai in montagna. Con la scarpa allacciata dovresti avere circa un dito di spazio tra l'alluce e la punta: in discesa il piede scivola in avanti e, senza questo margine, le unghie urtano contro il puntale. Il tallone deve restare fermo, senza sollevarsi, mentre l'avampiede deve potersi muovere senza compressioni laterali.

Un test semplice da fare in negozio: cammina su una superficie inclinata, se disponibile, e simula una discesa. Se senti le dita toccare la punta, prova mezza misura in più oppure regola l'allacciatura bloccando meglio il collo del piede. Per chi vive in Lombardia o in Piemonte, i negozi trekking Milano e il negozio alpinismo Torino permettono di confrontare più modelli dal vivo e chiedere consiglio su escursionismo e attrezzatura.

Il rodaggio è fondamentale, soprattutto per i modelli in cuoio. Inizia con camminate brevi in città o su sentieri facili, aumentando gradualmente durata e dislivello. Nelle prime uscite è normale avvertire una leggera rigidità sul collo del piede, che si attenua man mano che il materiale si modella. Un dolore puntuale e persistente, invece, segnala una calzata non adatta: meglio intervenire prima di affrontare un'escursione lunga e rischiare vesciche.

Non esistono in assoluto le migliori scarpe da trekking, ma il modello più coerente con il tuo piede, il tuo passo e i percorsi che frequenti. Valuta con onestà il tuo livello: un principiante su sentieri facili non ha bisogno di uno scarpone rigido, che risulterebbe pesante e poco confortevole. Controlla periodicamente l'usura della suola: quando i tasselli si appiattiscono, l'aderenza cala e la sostituzione diventa una questione di sicurezza.